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L'antica Chiesa eretta nell'anno 1644 era così angusta che nel
1828 non
conteneva
neppure la metà della popolazione che allora poteva essere di
circa 800 anime, mentre ora ne conta circa milleduecento. Pareva
inoltre una canova o forno piuttosto che una Chiesa.
Ne
era, in detto anno 1828, Rettore il Sac. D. Giuseppe Antonio
Galllo fu Tomaso, nativo del luogo, il quale indusse il propio
fratello Sac. D. Pietro Paolo, (ultimo nato della famiglia , e
che risiedeva ain Genova) a predicarvi 8 giorni di spirituali
esercizi.
Costui, che aveva allora 30 anni, presa occasione dell'essere
questa Chiesa tanto ristretta e così poco conveniente alla
Maestà e Santità di Dio, esortò i suoi compatrioti a darsi
pensiero per fabbricarvene un'altra che fosse e più capace e più
decente.
E
siccome era assai ben veduto e volentierissimo ascoltato, si
prevalse di questi suoi vantaggi per dichiarare coram populo
che se quella sua esortazione si fosse lasciata cadere in
abbandono, non si sarebbe mai più determinato di predicare nel
suo paese nativo.
Fu
questa la prima scintilla.
Se
ne parlò nelle case, nei convegni, nelle veglie d'inverno
specialmente , e tanto, che l'esortazione del signor Canonico
(così lo chiamavano perchè a Genova era tra i preti della
Massa nella Chiesa Collegiata nel Santuario di N. S. delle
Vigne) andava di giorno in giorno acquistando terreno.
1834
Scorsi 6 anni da quegli Esercizi Spirituali, ecco chi i
Capi-cada si radunarono sotto la direzione dello stesso
signor Canonico, nell'Oratorio di S. Rocco per votare sulla
proposta di fabbricare una nuova Chiesa Parrocchiale in
sostituzione dell'antica.
Di
80 intervenuti, 72 furono pel si. Degli altri 8 chi stava pel nò,
e chi voleva si migliorasse e si allargasse la Chiesa vecchia.
Al
voto corrisposero tosto i fatti, Si scavano pietre nel così
detto bricco della fontana si cuociono due fornaciate,
una di calce al Colletto, l'altra di mattoni al
Bonando. Le legna sono offerte e regalate dai popolani.
Si
commette un disegno all'architetto genovese Signor Schellembrid,
e se ne ha pure un altro dal Maestro Desiderio d'Ovada. Il quale
ottiene la preferenza, però con alcune modificazioni
apportatevi, per suggerimento del signor Canonico, dal
Capo Mastro Muratore Giacomo Zanini della Svizzera Italiana.
Si
discusse sul luogo dove fabbricare la nuova Chiesa.
Il
Parroco D. Giuseppe Antonio Gallo avrebbe preferito la si
costruisse in mezzo al Bricco, che è in Cantone Centrale alla
cui estremità era la Chiesa Vecchia, pronto a destinare a
Canonica la sua abitazione della il Palazzo. Ma prevalse
il voto per la costruzione per la nuova a ridosso della vecchia,
per modo da avere coro contro coro, e perciò la porta maggiore a
mezzodì, mentre la Chiesa vecchia l'aveva a tramontana.
1835
Fu
indetto l'incanto per la costruzione, ma visto che gli
imprenditori accorsi all'asta, intendevano di imporre la legge
al paese, ogni idea d'incanto venne mandata a terra e si
deliberò di fare la fabbrica a economia.
Il
23 agosto si scavarono le fondazioni suonando a festa le
campane.
Il
27 agosto fu posta la prima pietra, e si continuò a lavorare
fino al 10 di ottobre.
Invalse il seguente costume, frutto degli ordinamenti che man
mano si andavano stabilendo o migliorando a seconda dei
bisogni.
I
muratori che erano 4 (tutti del paese) capitanati dal Zanini che
lavorava manualmente al pari di essi, erano tutti a pagamento.
anche il contadino che impastava la calce veniva pagato, e non
si cambiava mai, onde non avessero a lamentarsi di cattivo
impasto i muratori, e di sciupio di calce gli amministratori
che sorvegliavano la fabbricazione nell'interesse della
popolazione.
I
manovali e gli scavatori di pietre venivano, a seconda del
bisogno, giorno per giorno forniti per turno e gratis
dai sei cantoni in cui si divide la popolazione. Ogni famiglia,
senza distinzione tra ricca e povera, e più o meno numerosa,
doveva dare per turno una giornata. I nomi dei giornalieri si
leggevano la Domenica dal pulpito con l'indicazione del giorno
della settimana in cui doveva ciascuno presentarsi per prestare
l'opera sua.
Le
feste si lavorava in massa (col debito permesso dell'Autorità
Ecclesiastica, s'intende) a far pietre, radunar arena, atterrar
piante, segar tavole, a squadrar legni etc., e a portar sulla
piazza della Chiesa questi materiali, e nelle adiacenze delle
fornaci da calce e da mattoni il combustibile necessario per
cuocerli. Eccellente era la calce del Colletto per la
presa e come cemento , non così per l'intonaco. Questa si fece
venire da Campofreddo (ora Campo Ligure) perchè la locale era
scura.
Tuttociò che la Chiesa somministrava ai giornalieri gratuiti
era, e non sempre, un pane e un tantin di vino.
1859 e 1870
Ignoro quando sia stato provvisto e collocato nella nuova Chiesa
il coro di legname di noce.
Del
nuovo e molto elevato campanile posso dice che fu cominciato nel
1859 sotto la Rettoria del D. Benzi; che rimase, subito dopo la
prima pontata, sospeso per più anni, e che fu poi terminato
sotto l'Economato del rev. Sac. D. Poglio ne 1870, e così dopo
che il Benzi andò Parroco a Cavatore da dove potè vederlo
ultimato. Rammento che s'era nell'ottobre 1870 quando, mancando
200 lire per finire l'ultima pontata, il D. Poglio ricorse a un
benefattore che gli snocciolò subito dieci marenghi.
Le
nuove campane furono poi provviste e collocate nel 1883 sotto la
Rettoria del Deg.mo Sacerdote D. Pietro Grappiolo, ora Parroco a
Cassine.
Del
resto , e a perpetua memoria dello zelo del paese per la casa
di Dio, della sua docilità verso chi sappia dirigerlo al bene,
della operosità e abnegazione dei suoi abitanti, voglio notare
che la fabbrica fu intrapresa e finita senza sussidi forestieri,
e che quando fu cominciata, l'Amministrazione della Chiesa non
aveva più di cinque o seicento lire di fondo, frutto di risparmi
di pochi anni; ma la popolazione non si spaventò di accingersi a
un lavoro che, a opera finita, fece, come tuttora, stupire ogni
forestiere che capiti in questo tutt'altro paese.
Le
fatiche durate dal popolo per codesta fabbrica non si ponno
convenientemente dire a parole, e chi ami averne almeno un
saggio, sappia che per provvedere le tavole per fare i ponti,
tutta la popolazione si parti nella notte di un sabato, e si
recò a prenderle oltre il Sassello, paese che dista da Bandita
per tre ore, e che per raggiungerlo bisogna far certe strade che
invitano ben poco a precorrerle. Ben se ne ricorda chi scrive
questi cenni, perchè fu delegato ad accompagnare la popolazione
e a distribuire a tutti, nel paese di Sassello, una razione di
pane e di vino.
1898
I
cenni che precedono, estratti da alcune mie memorie, io scrissi
intorno alla fabbrica della nova Chiesa del mio paese natio
nello scorso mese di aprile, e li scrissi per incarico del
Rev.do Parroco Sac. D. Luigi Mariscotti da Cassino, il quale,
nei pochi mesi da che trovasi al governo della Parrocchia, seppe
tanto meritarsi la stima, l'affetto e la fiducia così del paese
che di estranei da veder la Chiesa decorata di una tavola
(collocata nell'ancona del coro) rappresentante l'invenzione
della vera Croce, e di ringhiera in ferro che rigira tutto il
cornicione, come pure delle seguenti opere, tutte in marmo:
Crocifisso che sarà posto in fondo alla Chiesa, pavimento,
pulpito, battistero, balaustra e altar maggiore.
Scopo del suddetto confertomi incarico fu, come mi si disse, di
affidare a una lapida storica (da collocarsi in Chiesa per la
sua consacrazione fissata per 20 corrente agosto) i fatti
principali e più salienti relativi alla sia fabbrica, ai
sacrifici della popolazione e ai nomi del Parroco D. Giuseppe
Antonio Gallo e di suo fratello Sac. Pietro Paolo come
benemeriti della fabbrica stessa.
......
Ed
ora concluderò rivolgendomi al paese dove sono altero di essere
nato per offrirgli questa piccola stampa come contrassegno di un
affetto che sento ancora ad onta dei miei lustri compiti e di
un'assenza che dura ormai di 18 anni.
Genova, 2 agosto 1898
Avv.
Prof. LUIGI GALLO |